Tutti noi tendiamo a rimandare i compiti spiacevoli: scoperto il meccanismo nel cervello che causa questa abitudine

C’è qualcosa nel nostro cervello che si muove quando scegliamo di rimandare: un recente studio scientifico ci spiega che succede.

A chi tra noi non è mai capitato, nella vita, di rimandare una telefonata noiosa, un documento da compilare o una visita medica: sono tutte cose che in cuor nostro sappiamo di dover fare, ma allo stesso tempo non ne abbiamo proprio voglia. C’è qualcosa dentro che ci blocca e su questo la scienza è molto netta, non è solo pigrizia. C’è un vero e proprio meccanismo che viene mosso dal nostro cervello e che è noto come avolizione, oppure come abulia.

immagine grafica di operai al lavoro sui meccanismi del nostro cervello
Tutti noi tendiamo a rimandare i compiti spiacevoli: scoperto il meccanismo nel cervello che causa questa abitudine (CsaCs.it)

Facciamo davvero fatica a prendere iniziative, anche per azioni semplici come alzarsi dal divano o fare una chiamata, e a lungo andare non dovremmo nemmeno sottovalutare questa condizione mentale, perché dietro si possono nascondere anche patologie importanti, come la depressione, la schizofrenia e il Parkinson. Fino a qualche tempo fa, però, non era ben chiara l’origine di questa condizione, ora c’è uno studio che ci aiuta a chiarire cosa scatta nella nostra mente.

Come funziona il freno motivazionale che spinge il nostro cervello a non compiere alcune azioni

Ci poniamo spesso la domanda su cosa ci blocca nelle decisioni che prendiamo e finalmente la risposta che arriva è scientifica e appunto non si limita a delinere una condizione di pigrizia tout court. Praticamente, ci spiega la scienza, il nostro cervello ha davvero a che fare con un freno interno, che è causato da due aree cerebrali, chiamate striato ventrale e pallido ventrale, che lavorano nel dare un input a qualcosa se ne vale la pena oppure a bloccarci in caso contrario.

persona con fogli sulla testa manifesta ostilità
Come funziona il freno motivazionale che spinge il nostro cervello a non compiere alcune azioni (CsaCs.it)

Chiaramente la questione è più complessa, ma possiamo semplificarla spiegando che quando un compito è percepito come spiacevole o stressante, questo collegamento tra le due aree del cervello si attiva e rallenta la decisione di agire. Lo studio si basa sull’esperimento portato avanti su dei macachi, che dovevano portare avanti un compito specifico e ricevere una ricompensa: in un caso, oltre a questa, ricevevano un soffio d’aria sul muso.

Perché la ricerca sul freno motivazionale è importante per il futuro

A lungo andare, i macachi associavano un compito esclusivamente a una ricompensa e quindi lo portavano a buon fine volentieri, mentre l’altro compito che oltre alla ricompensa prevedeva il fastidio, veniva fatto sempre meno volentieri o non portato assolutamente avanti. “Indebolendo” in laboratorio il collegamento tra le due aree del cervello coinvolte nella motivazione, si vedeva come i macachi sopportavano anche il fastidio e portavano avanti il compito.

donna tocca un contenuto grafico di qualcosa di confuso
Perché la ricerca sul freno motivazionale è importante per il futuro (CsaCs.it)

Quella connessione cerebrale, insomma, rappresenta un freno motivazionale e la scoperta fatta è davvero molto importante: in futuro, infatti, si potrà pensare di lavorare su chi soffre di abulia, con terapie mirate, farmaci o stimolazioni cerebrali non invasive. L’importante, spiega il coordinatore dello studio, Ken-ichi Amemori, è non rimuovere totalmente quel freno motivazionale, perché le conseguenze di una motivazione senza limiti potrebbero essere rischiose e legate a impulsi anche dannosi.

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