Se tendiamo a trattare male le persone che amiamo di più lo facciamo per un motivo ben preciso: a fare chiarezza ci ha pensato direttamente la psicologia.
Succede quasi senza accorgercene. Con il partner, con i genitori, con le persone che sentiamo “di casa”, il tono si fa più secco, le parole meno filtrate, la pazienza più corta. È un comportamento diffuso, spesso minimizzato, ma tutt’altro che casuale. Secondo la psicologia, trattare peggio chi amiamo di più non è un segno di cattiveria, ma di eccessiva sicurezza emotiva.
Trattiamo male le persone che amiamo di più: la spiegazione della psicologia chiarisce le reali motivazioni Csa.cs.it
Un paradosso silenzioso attraversa le relazioni più strette: ci controlliamo con gli estranei e ci lasciamo andare con chi sappiamo che resterà. Siamo abituati a giustificare certi atteggiamenti con frasi come “sono fatto così”. Diretto, schietto, senza filtri. Ma la psicologia mette in guardia da questa semplificazione. La dott.ssa María Moya, psicologa della salute, spiega che spesso usiamo la personalità come scudo narrativo per evitare di assumerci la responsabilità del nostro modo di comunicare.
Ecco perché tendiamo a trattare male le persone che amiamo di più: lo spiega direttamente la psicologia
Chi è riservato viene etichettato come debole. Chi è diretto, come aggressivo. Ma per la psicologia non esistono personalità giuste o sbagliate, solo estremi. L’obiettivo sano non è scegliere un lato, ma coltivare assertività ed empatia: dire ciò che pensiamo senza ferire. Il punto centrale è uno: la fiducia. Quando sentiamo che un legame è solido, smettiamo di misurarci. Abbassiamo la guardia.
Ed è lì che arrivano le risposte brusche, le critiche non richieste, le parole dette “di pancia”. Secondo Moya, il motivo è semplice e scomodo: sappiamo che quella persona non se ne andrà. Ed è proprio questa certezza a farci concedere un “lusso” che non useremmo mai con un capo, un collega o uno sconosciuto. La domanda chiave è disarmante: diresti la stessa cosa al tuo superiore? Se la risposta è no, allora non è sincerità. È mancanza di filtro.
Ecco perché tendiamo a trattare male le persone che amiamo di più: lo spiega direttamente la psicologia Csa.cs.it
Oltre alla fiducia, entrano in gioco altri meccanismi invisibili:
Effetto contenitore: tratteniamo stress e frustrazione tutto il giorno. A casa, finalmente al sicuro, li riversiamo su chi ci ama.
Risparmio energetico emotivo: essere gentili richiede sforzo. Con chi conosciamo bene, abbassiamo i costi… spesso troppo.
Illusione della trasparenza: pensiamo che l’altro “tanto capisca”, dimenticando che le parole fanno male anche quando non vogliono farlo.
La buona notizia è che questi automatismi si possono correggere. Non servono rivoluzioni, ma consapevolezza.
Dichiara il tuo stato emotivo prima che esploda (“Sono stanco, ho bisogno di un attimo”).
Cambia prospettiva: se non lo diresti a uno sconosciuto, non dirlo a chi ami.
Filtra con tre domande: è vero? è necessario? è costruttivo?
Chiedi scusa subito: non indebolisce il legame, lo rafforza.
Pratica la cortesia quotidiana: “per favore”, “grazie”, “ti va se…”. Non sono formalità, sono ancore di rispetto.
Vicinanza non significa immunità. Le relazioni più sane non sono quelle in cui “ci si dice tutto”, ma quelle in cui non si dà mai l’altro per scontato. E forse il vero segno di amore non è la libertà di ferire, ma la scelta quotidiana di continuare a prendersi cura.