Non è una semplice escursione. Non è solo natura. E non è nemmeno soltanto un panorama da cartolina.
Tra colline silenziose e boschi fitti, a pochi chilometri da un confine che per secoli ha diviso e unito popoli, esiste un percorso che sembra fatto apposta per chi ama i luoghi carichi di memoria. Qui il tempo rallenta, l’aria cambia e ogni gradino diventa una promessa: salire per vedere, salire per capire.

All’inizio non c’è nulla di spettacolare. Solo alberi, ombra e un sentiero che invita a entrare. Ma chi decide di proseguire scopre presto che non si tratta di una passeggiata qualunque.
Un cammino che non nasce per i turisti
Prima di diventare meta di escursionisti e amanti del trekking, questo percorso aveva tutt’altra funzione.
Era una via discreta, nascosta, usata quando muoversi significava rischiare. Qui passavano uomini carichi di merci proibite, sfruttando il buio e la conoscenza del territorio per superare controlli e confini.
Il bosco era complice, la notte alleata. E ogni passo poteva cambiare il destino di chi lo compiva. Oggi quel passato non è scomparso: si avverte, anche se non si vede. È nelle pietre consumate, nel silenzio improvviso, nella sensazione che questo luogo abbia molto più da raccontare di quanto sembri.

Man mano che si sale, il paesaggio cambia. La vegetazione si infittisce, creando un tunnel verde fatto di querce, aceri e tigli, ideale per ripararsi nelle giornate più calde. Il suono dell’acqua che sgorga da piccole sorgenti accompagna il cammino, mentre la fauna locale osserva a distanza: scoiattoli, lepri e, per i più fortunati, persino tracce di animali più rari. È un luogo che invita all’attenzione. Qui non si cammina distratti: si ascolta, si respira, si rallenta.
Ed è proprio a questo punto che il percorso rivela finalmente la sua identità.
La Scala del Paradiso: 900 gradini tra cielo e confine
Solo allora ci si rende conto di essere sulla Scala del Paradiso, nel cuore del Parco Spina Verde, tra le colline lombarde a ovest del Lago di Como, a un passo dalla Svizzera.
Una scalinata di circa 900 gradini, scavata e modellata nel tempo, che conduce a uno degli affacci più sorprendenti del Nord Italia. Non è un caso che questo luogo sia diventato simbolo di fatica e ricompensa: ogni gradino pesa, ma ogni gradino avvicina alla meraviglia.
Storia, rovine e panorami che tolgono il fiato
Arrivati in alto, lo sguardo si apre su un orizzonte ampio e inatteso. Da qui si distinguono il Monte Croce, il Sasso, il Baradello, il Caprino e, nelle giornate limpide, le Alpi che sembrano vicinissime.
Ma non è solo la vista a colpire.
Lungo i sentieri emergono le rovine dell’antica Como, il profilo severo del Castello di Baradello, e poco più in basso le basiliche di San Carpoforo e San Abbondio, testimoni silenziose di secoli di storia, passaggi e trasformazioni.
Salire la Scala del Paradiso non significa solo raggiungere una vetta. Significa attraversare storie di confini violati, di uomini in fuga, di silenzi carichi di senso. Significa sentire la fatica nelle gambe e, subito dopo, dimenticarla davanti a un panorama che ripaga tutto.
Non è un percorso facile, ma è proprio questo a renderlo speciale. Perché alla fine resta una sensazione rara: aver conquistato qualcosa, non solo visto. La Scala del Paradiso è uno di quei posti che non si limitano a stupire.
Invita a fermarsi, a riflettere, a ricordare quanto sia importante perdersi nella natura per ritrovare se stessi.
In un Paese noto per città d’arte e monumenti, esistono ancora angoli capaci di parlare all’anima senza bisogno di parole. Questo è uno di quelli. E forse è per questo che chi l’ha percorsa dice sempre la stessa cosa:
ogni gradino non porta solo più in alto, ma un po’ più vicino a ciò che conta davvero.





