Quando una persona cambia residenza deve per forza cambiare il proprio medico di base? Una domanda che in tanti si pongono.
C’è una domanda che tante persone si pongono, specialmente quando sono in procinto di trasferirsi, cambiando casa e città: se si sposta la residenza occorre per forza cambiare anche medico di base? Lo spostamento influisce sulla scelta del medico generico, ma in certi casi lo spostamento non è obbligatorio e si può lasciare il proprio medico di famiglia.

Quando ci si trasferisce, si cambia la residenza. È essenziale poter usufruire di tutti i servizi messi a disposizione dal nuovo Comune in cui si prende casa, e tra questi c’è ovviamente anche l’assistenza sanitaria, in questo caso svolta da parte del medico di base. Avere un medico di famiglia vicino casa è una comodità e, per farne richiesta, ci si affida all’assistenza sanitaria di competenza territoriale.
Medico di base, occorre cambiarlo quando ci si trasferisce? Che cosa bisogna sapere
Prima di tutto, bisogna tenere presente la competenza territoriale in cui si va a vivere: i Comuni, specie quelli grandi, sono suddivisi in distretti da parte dell’Azienda sanitaria locale, per portare una copertura medica capillare a tutto il territorio e a tutti i cittadini. Normalmente, quando si cambia casa e ci si sposta di Comune, oppure di quartiere, se si vive in una metropoli, si cambia anche medico di famiglia.
Cambiare medico di base, scegliendo quello che è più vicino a casa, è una comodità, un modo pratico per avere un ambulatorio a pochi passi. Un cambiamento che avviene automaticamente, almeno nella maggior parte dei casi, ma spesso è il cittadino che non intende cambiare medico, magari perché con questo ha instaurato, nel corso degli anni, un buon rapporto di fiducia, se non di amicizia.

I medici di base, spesso, conoscono l’intera famiglia, sono delle figure importanti, per questo motivo tanti pazienti non vogliono cambiare, tenendo lo stesso medico anche se trasferiti altrove. Ma la legge che cosa dice? Occorre obbligatoriamente cambiare medico, se si cambia residenza territoriale? La legge tiene conto del rapporto di fiducia tra medico e paziente, un aspetto non secondario quando si parla di salute.
Scelta del medico di famiglia, quando è possibile restare con lo stesso nonostante il cambio di residenza
Il cittadino, in certi casi, può chiedere di restare con lo stesso medico di base, nonostante il cambio di residenza. Ciò avviene se, con il cambio di residenza, non si cambia competenza ASL, quindi non si cambia Comune o Regione. Se si cambia Comune, però, la legge permette una soluzione, chiamata scelta in deroga, che comporta l’associazione di un medico di famiglia che non opera nell’ambito territoriale della nuova residenza.

In tal caso, è possibile mantenere lo stesso medico anche se ci trasferisce in un altro Comune. Tale opzione, però, deve essere accettata dall’ASL di competenza, dopo aver fatto domanda. Se l’ASL rifiuta la domanda, allora bisogna per forza cambiare medico di base. In generale, la scelta in deroga, specialmente in particolari condizioni di salute, viene quasi sempre accettata, proprio perché la legge tiene conto del rapporto di fiducia tra medico e paziente.
La scelta in deroga scatta se il paziente si trasferisce temporaneamente per poi avere l’intenzione di tornare nella precedente residenza, oppure se sta seguendo un percorso di terapia per una patologia cronica, se parenti hanno lo stesso medico di famiglia o se il medico opera in un’area vicino a quella frequentata, dove il paziente magari capita spesso, ad esempio per motivi di lavoro.




