Cattive notizie per chi percepisce la pensione di reversibilità dal coniuge defunto: in molti vedranno grossi tagli, sino al 50% della cifra percepita. Cosa cambia per i superstiti?
Nel 2026 il sistema pensionistico italiano porta con sé modifiche importanti anche per la pensione di reversibilità, quell’assegno che lo Stato riconosce ai familiari superstiti dopo la perdita di un coniuge o di un genitore. Queste novità non riguardano solo gli importi e le rivalutazioni annuali, ma soprattutto le soglie di reddito oltre le quali possono scattare tagli significativi alla prestazione. Per diversi beneficiari, in presenza di redditi propri, la somma percepita potrà essere ridotta anche fino al 50% rispetto all’importo teorico pieno.
Prima di comprendere i tagli, vale la pena ricordare la natura della pensione di reversibilità. Si tratta di una prestazione Inps destinata ai familiari superstiti di un lavoratore o pensionato deceduto che aveva maturato il diritto alla pensione. La quota da attribuire dipende dal rapporto con il defunto:
Altri familiari come figli minorenni, genitori a carico o fratelli possono avere percentuali diverse, ma nelle situazioni più comuni la pensione viene spartita secondo queste regole di base.
Ogni anno l’Inps aggiorna gli importi in base alla rivalutazione ISTAT e ai meccanismi di adeguamento legati all’inflazione. Nel 2026 questa rivalutazione ordinaria è stata fissata intorno all’1,4%, con effetti sulle pensioni minime e sui livelli di reddito presi a riferimento per calcolare i tagli. Le soglie di reddito da considerare non sono fisse per tutti: nascono dal trattamento minimo annuo stabilito dall’Inps, e su questo valore si fondano i limiti oltre i quali la pensione di reversibilità viene progressivamente ridotta.
La grande novità del 2026 riguarda proprio le decurtazioni legate al reddito personale del beneficiario. Se il superstite ha redditi propri oltre determinate soglie, l’Inps applica una riduzione all’importo della reversibilità. I limiti principali sono:
In pratica, chi ha un reddito personale elevato al di sopra di questi livelli può vedersi decurtare anche metà della propria pensione di reversibilità, anche se l’importo di base teorico era superiore. È importante sottolineare che i tagli si applicano solo alla pensione di reversibilità. Gli altri redditi percepiti dal beneficiario (lavoro, pensioni dirette, altre entrate) non vengono “tassati” come tali, ma concorrono alla valutazione reddituale complessiva che determina il grado di riduzione.
Non tutti i beneficiari devono preoccuparsi dei tagli. L’Inps e la normativa previdenziale prevedono situazioni di esenzione dalla riduzione, soprattutto nei casi in cui il beneficiario viva con figli minori, studenti o persone con disabilità a carico. In queste condizioni la pensione di reversibilità resta integralmente cumulabile con gli altri redditi, senza subire decurtazioni.
Per molte famiglie, soprattutto quelle in cui il coniuge superstite percepisce redditi da lavoro o altre pensioni, le nuove soglie significano dover fare i conti con importi più bassi rispetto al passato. In alcuni casi, tagli fino al 50% possono avere un impatto concreto sul bilancio familiare, soprattutto quando si trattava di un sostegno economico significativo per la sopravvivenza quotidiana.
Resta fondamentale per chi riceve o intende richiedere la pensione di reversibilità calcolare con attenzione i redditi personali dichiarati e verificare eventuali cause di esenzione: questo può fare la differenza tra un assegno pieno e uno fortemente ridotto.
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