C’è una novità che sta iniziando a circolare tra corridoi istituzionali e simulazioni Inps, ma che molti non hanno ancora collegato a un beneficio concreto.
Si parla di aumenti, di nuove soglie, di importi rivalutati e di requisiti che tornano sotto i riflettori.
Non riguarda tutti, ma per una platea precisa di cittadini il 2026 potrebbe segnare una differenza reale sul reddito mensile.
All’inizio sembra solo l’ennesimo adeguamento tecnico. In realtà, andando avanti, il quadro diventa molto più chiaro.
Il sistema previdenziale italiano prevede una rete di protezione per chi, arrivato all’età pensionabile, non ha maturato una pensione sufficiente o non ha raggiunto i 20 anni di contributi richiesti per la pensione di vecchiaia. Parliamo quindi di persone che: hanno lavorato in modo discontinuo, hanno svolto lavori precari o informali, percepiscono assegni pensionistici estremamente bassi.
L’obiettivo è semplice ma cruciale: assicurare un reddito minimo annuo, evitando che chi ha superato una certa età resti privo di sostegno economico. Ed è proprio da qui che, a metà strada, emerge il vero protagonista di queste novità.
Dal 2026 l’assegno sociale viene aggiornato grazie alla rivalutazione provvisoria dell’1,4%, pensata per tutelare il potere d’acquisto. Nuovi importi, 546,22 euro al mese, per 13 mensilità, 7.100,86 euro annui
Ma non finisce qui. Per chi ha diritto al cosiddetto incremento al milione, è prevista una maggiorazione di 20 euro mensili. Dal compimento dei 70 anni, l’importo complessivo può arrivare fino a 768,29 euro al mese.
Per accedere all’assegno sociale nel 2026 è necessario: aver compiuto 67 anni, essere cittadini italiani, UE o extracomunitari con permesso UE di lungo periodo, per gli stranieri: protezione internazionale o sussidiaria, residenza stabile in Italia, almeno 10 anni di residenza continuativa sul territorio nazionale, rispetto delle soglie di reddito previste.
Limiti reddituali: Reddito personale: non superiore a 7.100,86 euro annui, Reddito coniugale: non superiore a 14.201,72 euro annui.
Durante le verifiche Inps entrano nel calcolo numerose voci, tra cui: Redditi che contano, redditi esenti da imposte, pensioni estere, redditi Irpef (al netto delle tasse), terreni e fabbricati, pensioni di guerra, rendite Inail, interessi bancari e titoli di Stato, vincite e redditi a ritenuta, pensioni e assegni di invalidità, assegni alimentari.
Redditi esclusi: indennità di accompagnamento, indennità per ciechi e sordi, valore dell’abitazione principale, TFR e anticipi, assegni agli ex combattenti 1915-1918, arretrati tassati separatamente, arretrati da lavoro estero.
Assegno intero
non coniugati senza reddito;
nuclei con reddito inferiore a 7.100,86 euro.
Assegno ridotto
non coniugati con redditi sotto la soglia;
coniugati con reddito tra 7.100,86 e 14.201,72 euro.
In ogni caso, lo Stato integra fino a garantire un reddito minimo annuo di 7.100,86 euro.
La richiesta può essere inoltrata solo in modalità telematica attraverso:
sito Inps (SPID, CIE o CNS);
Contact Center Inps;
Patronati.
In caso di rigetto, è possibile presentare ricorso entro 90 giorni. Attenzione però: l’assegno sociale non prevede arretrati. Una misura spesso sottovalutata, che nel 2026 cambia volto e importi.
E che, per molti, può fare la differenza tra arrivare a fine mese o no.
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