Per anni abbiamo inseguito spazi sempre più grandi, luminosi, fluidi. Abbiamo abbattuto muri, eliminato confini, mescolato funzioni diverse in un unico ambiente.
Sembrava la scelta più moderna possibile, quasi obbligata. Eppure qualcosa, oggi, sta iniziando a scricchiolare. Sempre più persone, quando progettano o ristrutturano casa, fanno una richiesta che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata controcorrente. Una scelta che parla di intimità, ordine e identità. Ma di cosa si tratta davvero?
Negli ultimi anni l’interior design ha seguito una direzione precisa: spazi aperti, continui, senza barriere, capaci di favorire la socialità e moltiplicare la luce naturale. Una visione che ha conquistato architetti, riviste e programmi TV, trasformandosi quasi in uno standard.
Eppure, vivendo questi ambienti giorno dopo giorno, molti hanno iniziato a notarne i limiti. La difficoltà di mantenere l’ordine costante, la sovrapposizione di rumori, odori e funzioni, la sensazione di non avere mai un vero “rifugio” domestico. Così, mentre le tendenze continuano a parlare di minimalismo e condivisione, le esigenze reali delle persone stanno prendendo un’altra strada.
Non è un ritorno improvviso, né una rottura netta. È piuttosto una riscoperta graduale, quasi nostalgica, che affonda le radici nel passato ma risponde a bisogni molto contemporanei.
A partire dalla metà degli anni 2000, l’idea di separare gli ambienti era diventata sinonimo di chiusura e poca modernità. Le stanze “indipendenti” sembravano togliere valore a una casa, rendendola meno ariosa e meno adatta alla vita sociale.
Oggi, però, lo scenario si è ribaltato. Il design sta riscoprendo il fascino delle funzioni definite, delle stanze che hanno uno scopo preciso e lo valorizzano. Questo approccio permette di preservare l’architettura originale degli appartamenti, soprattutto quelli storici, e di creare ambienti più coerenti e vivibili.
Ed è proprio qui che emerge il vero protagonista di questo nuovo corso.
Sì, il trend che sta conquistando sempre più ristrutturazioni è quello delle cucine chiuse, separate dal soggiorno da pareti e porte. Una scelta che per anni è stata considerata superata e che oggi viene rivalutata sotto una nuova luce.
I motivi sono concreti e molto pratici: meno odori che invadono la casa, maggiore ordine visivo, più privacy. Non è più necessario avere il piano cottura perfettamente pulito mentre si accolgono gli ospiti, né convivere con il rumore degli elettrodomestici durante una serata di relax.
Ma non si tratta solo di funzionalità. La cucina chiusa torna a essere uno spazio caldo, raccolto, quasi intimo. Un luogo dove cucinare senza distrazioni, dove il disordine può restare confinato, dove la casa acquista carattere. Un ambiente con un’identità forte, capace di raccontare uno stile di vita più autentico e meno performativo.
Il risultato? Un ritorno al passato che non ha nulla di nostalgico, ma che risponde a un desiderio molto attuale: vivere la casa in modo più consapevole, confortevole e personale. E questa volta, i muri non dividono. Proteggono.
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