Per mesi è rimasta sotto traccia, lontana dai titoli urlati. Eppure una recente pronuncia ha acceso un campanello d’allarme per migliaia di persone. Non si parla di nuove tasse, né di riforme improvvise.
Si parla di soldi che potrebbero sparire ogni mese, direttamente alla fonte, senza bisogno di banche o intermediari.
All’inizio sembra una delle tante voci che circolano online. Poi, leggendo meglio, si capisce che riguarda un assegno che molti considerano intoccabile. E da qui nasce l’inquietudine.
La legge italiana ha sempre previsto una tutela chiara: la pensione serve a vivere, quindi non può essere aggredita senza limiti. I creditori possono intervenire, sì, ma solo oltre una soglia minima che garantisce la sopravvivenza del pensionato, il cosiddetto minimo vitale.
Fin qui nulla di nuovo. Il punto è chi può agire e come. Negli anni si è sempre parlato di banche, finanziarie, privati, perfino del Fisco. Ma c’era un soggetto su cui aleggiava un dubbio giuridico mai chiarito del tutto. Un ente pubblico che, paradossalmente, eroga la pensione stessa. Ed è proprio qui che entra in gioco una decisione destinata a fare scuola.
Solo da metà della storia emerge il vero nodo: l’Inps può pignorare direttamente la pensione. A dirlo è la Corte Costituzionale, con una sentenza che ha messo fine a ogni incertezza.
I giudici hanno stabilito che, in presenza di indebiti previdenziali o omissioni contributive, l’Istituto può trattenere una parte dell’assegno mensile senza dover passare da procedure ordinarie, purché vengano rispettati i limiti di legge.
La motivazione è forte: non si tratta di un interesse “privato” dell’Inps, ma della tutela dell’equilibrio dell’intero sistema pensionistico, basato su un principio di solidarietà costituzionalmente rilevante. In altre parole, recuperare somme non dovute serve a proteggere tutti.
Il punto più delicato riguarda le cifre.
La legge impone un paletto invalicabile: il minimo vitale non si tocca mai.
Nel 2026 l’assegno sociale è pari a 546,22 euro
Il minimo vitale corrisponde al doppio, cioè 1.092,44 euro
Fino a questa soglia la pensione è totalmente impignorabile. Solo ciò che eccede può essere oggetto di trattenuta. Per i crediti previdenziali, come quelli dell’Inps:
la trattenuta massima è un quinto (20%) della parte eccedente
anche in presenza di più pignoramenti, il totale non può superare due quinti
Restano invece regole diverse (e spesso più favorevoli) per i pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate, che applica percentuali progressive in base all’importo della pensione.
Non è un “via libera” indiscriminato.
La sentenza non riguarda debiti civili o commerciali, ma solo crediti previdenziali e contributivi. E ogni trattenuta che superi i limiti può essere contestata dal pensionato. Ma una cosa è certa: da oggi l’Inps non è più solo chi paga la pensione. In alcuni casi, può anche trattenerne una parte.
Ed è questo il dettaglio che molti rischiano di scoprire troppo tardi.
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